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Il tè verde fa bene alla salute del cervello

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Uno studio recente condotto da ricercatori della National University of Singapore rivela che le regioni cerebrali di chi assume regolarmente tè verde sono meglio organizzate, il che è associato a migliori performance cognitive. Il team di ricercatori ha fatto questa scoperta attraverso l’analisi di dati di neuroimaging relativi a un gruppo di 36 anziani. Possibili gli sviluppi futuri di nuove indagini più ampie.

Pubblicato su neurosciencenews.com il 13 settembre 2019

Tradotto per A.L.I.

Lo studio offrirebbe evidenza di un contributo positivo alla struttura cerebrale apportato dal consumo di tè verde, con effetti di protezione dal declino cognitivo correlato all’età – spiega il leader del team di ricercatori, il Professor Feng Lei, del Dipartimento di Psicologia Medica della Yong Lin School of Medicine della Università di Singapore. La ricerca è stata condotta con la collaborazione di University of Essex e University of Cambrige e pubblicata sul giornale scientifico Aging il 14 Giugno 2019.

Gli studi precedenti avevano dimostrato che il consumo regolare di tè è benefico per la salute umana, con effetti positivi che includono un miglioramento dell’umore e la prevenzione di malattie cardiovascolari. I risultati di uno studio longitudinale del Professor Feng pubblicato nel 2017 dimostrano che il consumo quotidiano di tè può ridurre del 50% il rischio di declino cognitivo nelle persone anziane.

In seguito a questo primo risultato, il Prof. Feng e il suo team hanno approfondito l’indagine sull’effetto diretto del tè sui circuiti neurali.

La ricerca, condotta tra il 2015 e il 2018, ha coinvolto 36 adulti over 60, raccogliendo dati relativi alla loro salute, stile di vita e benessere psicologico. Sono stati condotti anche test neuropsicologici e risonanza magnetica. Dopo l’analisi preliminare delle capacità cognitive dei partecipanti e delle immagini della risonanza magnetica, i ricercatori hanno individuato una  migliore interconnessione tra le regioni cerebrali negli individui che per circa 25 anni avevano consumato regolarmente tè verde, oolong o nero (almeno 4 volte la settimana).

“Facciamo l’esempio del traffico – considerando le diverse regioni del cervello quali destinazioni e le interconnessioni come strade. Quando un sistema viario è meglio organizzato, il flusso di veicoli e passeggeri è più efficiente e richiede minori risorse. Allo stesso modo, quando le interconnessioni tra le regioni del cervello sono meglio strutturate, il processo di elaborazione delle informazioni è più efficiente”, spiega il Prof. Feng.“ Avevamo già dimostrato con studi precedenti che chi consuma tè ha funzioni cognitive migliori rispetto a chi non lo consuma. Questo studio corrobora indirettamente i risultati precedenti dimostrando che l’effetto positivo del consumo regolare di tè si traduce in una migliore organizzazione cerebrale attraverso la prevenzione di interruzioni nelle connessioni tra le diverse regioni del cervello.”

Poiché le performance cognitive e l’organizzazione cerebrale sono strettamente correlate, sono necessarie ulteriori indagini per comprendere, per esempio, come la funzione della memoria emerge dai circuiti cerebrali e possibili interventi per preservare la capacità cognitiva nell’invecchiamento. Il Prof. Feng e il suo team prevedono di esaminare gli effetti del consumo di té e in particolare dei suoi composti bioattivi sul declino cognitivo.

Emanuela Notari
Emanuela Notarihttp://www.activelongevity.eu
RESPONSABILE EDITORIALE E RELAZIONI INTERNAZIONALI Dopo 20 anni di esperienza in pubblicità e comunicazione terminati in posizioni apicali in un’importante agenzia multinazionale statunitense e una successiva parentesi imprenditoriale nell’ospitalità turistica, Emanuela ha ripreso l’antica passione per la scrittura, già espressa più di 30 anni fa in un’attività di pubblicista free lance. Divide ora il suo tempo tra la nascente attività di A.L.I., per la quale cura in particolare le casistiche internazionali di longevity economy e altre collaborazioni editoriali.

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