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Tempo di gratitudine – intervista a Oscar di Montigny

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Intervista a Oscar di Montigny.

Oscar di Montigny, Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer di Mediolanum, da ragazzo, come molti di noi, ha fatto il suo percorso di ricerca di se stesso all’estero, per poi trovarsi a casa sua, a Milano.

Un matrimonio felice e cinque figli non rallentano la sua dedizione ai temi e alle cause che lo muovono costellando il suo percorso personale e che, come direbbe lui, gli risuonano dentro: l’ambiente, il rispetto, ma anche l’imprenditorialità sostenibile e l’economia circolare. Lavorando per una grande azienda ha saputo comporre la legittimità del profitto con l’ineludibile rispetto dell’altro, proponendo una centralità dell’uomo che non confligge con la produttività e la ricchezza.

Il suo primo libro, “Il tempo dei nuovi eroi”, era focalizzato su questa centralità del rispetto per l’uomo che permette a ognuno di noi, al livello atomico del singolo individuo, di fare qualcosa per il mondo.

Tra  il suo primo saggio, divenuto bestseller, “Il tempo dei nuovi eroi” e il secondo, “Gratitudine. La rivoluzione necessaria” c’è un salto logico, se vogliamo, dalla coscienza, (che porta a dovere rispetto all’altro, a se stessi e all’insieme) alla consapevolezza, che sta un gradino più sopra, vicino alla contemplazione della vita e del ruolo che giochiamo in essa, vicino alla volontà e all’autodeterminazione.

Come dire, se hai capito quello che sai, non puoi più non dire grazie.

Fa pensare l’umiltà con cui Oscar di Montigny, che ha avuto la fortuna di sedere sul lato soleggiato della vita – ma è mai solo fortuna? – segua passo passo la propria evoluzione condividendola ad ogni tappa. Dà l’impressione di un percorso scelto e voluto.

Com’è il passaggio dal rispetto alla gratitudine? Il rispetto sembra più alla portata di tutti, la gratitudine più esclusiva. E’ così?

Siamo una repubblica fondata sul lavoro, non sull’uomo, osserva, ma la pandemia ha segnato una svolta per tutti, anche per noi. Si è parlato di un male democratico, che prendeva tutti allo stesso modo. Adesso sappiamo che non è così, che aggredisce più virulentemente le comunità più povere e promiscue.

Ma qualcosa di democratico il Covid ce l’ha. Ci ha fatto tutti riflettere, ci ha portato tutti ad entrare in contatto con la parte più interna e intima di noi che da tempo avevamo relegato in un cassetto con la chiave arrugginita. Come in Barbablù quella chiave è caduta nella macchia di sangue di una pandemia mondiale e adesso non si può più cancellare. Fermi tutti. Dentro tutti. Zitti tutti. E nel silenzio generale delle giornate più limpide e dei fiumi più puliti, abbiamo finalmente ascoltato il monito che conteneva risuonare in noi. E adesso?

Così, secondo Oscar di Montigny, si dovrà muovere il capitalismo di domani: riformato? ripensato? consapevole? Sí, ma soprattutto orientato da un’eonomia circolare che evolve in una dimensione sferica che riafferma la centralità dell’essere umano, questo essere superiore che ha le carte in regola per continuare ad essere il motore del mondo, nel rispetto del mondo. E’ il capitalismo che sta portando le grandi multinazionali ad espandere la propria offerta da prodotti-servizi a prodotti-servizi-valori e ad avere come interlocutori non più solo i propri consumatori, ma anche i fornitori, i lavoratori, il territorio e tutti quelli interessati al comportamento delle grandi aziende nell’ambiente che le circonda, cosiddetti stakeholder.

Il Covid ha dato una scossa a tutti e come un’epifania collettiva ha portato alla luce cosa non va. Oscar di Montigny usa la metafora della marea di Mont Saint Michel. Quando l’acqua si ritira sei costretto a vedere cosa c’è sul fondo. Ecco, il Covid ha fatto da marea che si ritira, mostrando cosa stava sotto. Un modo egocentrico di vivere il mondo, malato di presentismo. Vale solo ciò che mi riguarda, adesso. In qualche modo l’uomo, il re, è nudo ed è ora che giudichi il suo comportamento.

Oscar di Montigny vive la sua professione in un’azienda con una grande storia, che sta vivendo un passaggio generazionale pensato e studiato, cosa che non sempre succede invece nelle piccole e medie imprese di cui è costituito il tessuto industriale di questo paese, che sono per la stragrande maggioranza a scadenza anagrafica.

Quindi la gratitudine e il rispetto sono percorsi a due direzioni. Da noi verso chi ci ha preceduto ma anche da chi ci ha preceduto verso le nuove generazioni.

Qual è il ruolo dei nonni in questa società post Covid?

Emanuela Notari
Emanuela Notarihttp://www.activelongevity.eu
RESPONSABILE EDITORIALE E RELAZIONI INTERNAZIONALI Dopo 20 anni di esperienza in pubblicità e comunicazione terminati in posizioni apicali in un’importante agenzia multinazionale statunitense e una successiva parentesi imprenditoriale nell’ospitalità turistica, Emanuela ha ripreso l’antica passione per la scrittura, già espressa più di 30 anni fa in un’attività di pubblicista free lance. Divide ora il suo tempo tra la nascente attività di A.L.I., per la quale cura in particolare le casistiche internazionali di longevity economy e altre collaborazioni editoriali.

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