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Sfida anagrafica: qual è l’età migliore per fondare un’azienda ?

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Un nuovo studio sfata il mito dei ragazzi prodigio della Silicon Valley

Di Benjamin F. Jones, Professore di Strategia, direttore di Facoltà, Kellogg Innovation and Entrepreneurship Initiative  (KIEI), pubblicato sul sito di Kellogg Business and Management School. Basato sulla ricerca condotta a Pierre Azoulay, Benjamin F. Jones, J. Daniel Kim e Javier Miranda.

Tradotto per A.L.I.

I lavoratori della Silicon Valley sanno come apparire eternamente giovani – dalla chirurgia plastica al trapianto di capelli, fino a nascondersi nei parcheggi delle aziende tech per spiare come si vestono i giovani più promettenti – stando almeno alle cronache di New Republic di qualche anno fa. Anche se questo è forse un caso estremo, è vero che esiste un pregiudizio nel settore tecnologico riguardo l’età. Come nel caso di Marc Zuckerberg quando ha detto che i giovani sono semplicemente più intelligenti oppure dei 100.000 dollari di borse di studio elargite ogni anno da Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, a imprenditori brillanti purché sotto i 23 anni.

“C’è questa convinzione che i giovani abbiano idee migliori”, dice Benjamin Jones, professore di strategia alla Kellogg School. Ma è vero?

“Se guardiamo al rapporto tra età e risultati nel campo scientifico in generale, l’exploit non è certo a vent’anni ma piuttosto intorno alla mezza età. Anche i Premi Nobel raccolgono i propri successi sempre più in là con gli anni”, osservava Jones in una ricerca precedente.

Le startup della Silicon Valley fanno davvero eccezione?

In un nuovo studio, Jones insieme con Javier Miranda del U.S. Census Bureau, e Pierre Azoulay e J. Daniel Kim dell’MIT, analizzano un database consistente e da questo emerge che al contrario di ciò che vuole la credenza popolare, i migliori imprenditori sono perlopiù di mezza età.

Tra le newco a più alto indice di crescita, l’età media del fondatore al lancio della startup è di 45 anni.Inoltre un 50enni ha il doppio delle probabilità di aprire un’attività di successo rispetto a un 30enne.

  • una persona di 40 anni ha 2,1 volte le probabilità di lanciare una startup di successo rispetto a un 25enne.
  • il 3% dei fondatori di startup ha 40 anni , l’1,7 ne ha 25.
  • un 40enne ha 1,3 volte le probabilità di fondare una startup che si vada a collocare nel quartile che rappresenta le migliori (0.1%)

Questi risultati hanno serie implicazioni non solo per gli aspiranti imprenditori che possono essere indotti a sopra- o sottovalutare le proprie probabilità di successo in base alla propria età, ma anche per la società in generale. Se i venture capitalists continuano ad essere riluttanti a scommettere sugli imprenditori senior, alcune startup potenzialmente di successo potrebbero non vedere mai la luce.

“Se le risorse non arrivano agli imprenditori giusti, potremmo perdere posizioni nella corsa alla prosperità socioeconomica”, dice Jones. “La posta in gioco è alta”.

Imprenditori senior e imprenditori giovani

In teoria, vi sono molte ragioni per credere che i giovani siano imprenditori migliori, specie nel settore tecnologico.

“Si tende a pensare che i giovani abbiano idee più rivoluzionarie e che sappiano superare i  paradigmi tradizionali”, spiega. “Basta pensare al primo mantra di Facebook coniato da Mark Zuckerberg “Move fast and break things” (muovetevi veloci e rompete gli schemi). L’enfasi è sempre sulle capacità di trasformazione e di rivoluzione.”

Da buoni nativi digitali, gli imprenditori più giovani hanno maggiore comprensione di come la tecnologia possa soddisfare certi bisogni di consumo. Inoltre i ventenni hanno meno preoccupazioni famigliari e impegni economici che possano distrarli dagli obiettivi professionali.

“Possono dedicarsi al lavoro al 100%, un fattore sul quale i senior potrebbero non riuscire a competere.” Ma c’è il rovescio della medaglia: i senior hanno decenni alle spalle durante i quali hanno sviluppato business, leadership e qualità di problem-solving cruciali per una startup. E per quanto meno famigliari con certe tendenze di consumo, specie tra i giovani, possono saperne di più su altre opportunità di business.

“L’esperienza può fornire informazioni importanti su mercati specifici e specifiche tecnologie, oltre alle capacità di guidare un’impresa” dice Jones.

Quindi, alla fine chi ha ragione? “Mi sarebbe piaciuto dare una risposta già molto tempo fa ma non avevamo i dati necessari,” dice Jones.

Mentre i ricercatori potevano misurare il successo delle newco su larga scala, infatti, non erano in grado di identificarne i fondatori. Fino all’anno scorso, quando le informazioni sugli imprenditori sono state rese disponibili ai ricercatori che lavoravano ai progetti dell’U.S Census.

Incrociando i dati fiscali, le informazioni dell’U.S. Census e altri dati federali i ricercatori hanno potuto stilare una lista di 2,7 milioni di imprenditori che hanno assunto almeno un collaboratore tra il 2007 e il 2014.

“La bellezza dei dati amministrativi è che non si tratta di un campione, ma dell’universo.”

Più si è vissuto, più si sa.

Tra i 2,7 milioni di imprenditori del database risulta che l’età media di fondazione della newco è intorno ai 41,9 anni. Questo se si prendono in esame tutte le aziende, da quelle tecnologie ai centri di manicure o ai ristoranti.  I ricercatori erano interessati principalmente ad aziende ad alto indice di crescita, quelle in grado di trasformare l’economia, e a capire se il mito della Silicon Valley avesse davvero un fondamento. Quindi hanno ristretto il database alle sole aziende tecnologiche e, ulteriormente, a quel 0,1% che era cresciuto più rapidamente. In pratica, a quell’azienda su mille che aveva visto la maggior crescita di giro d’affari o di forza lavoro nei primi 5 anni.

In questo campione esclusivo, l’età media del fondatore era 45 anni. “Mi ha sorpreso”, dice Jones. “E’ persino maggiore a quanto mi aspettassi”.

Quale ulteriore indice di successo i ricercatori hanno anche esaminato le aziende che avevano riscosso maggiore attenzione da parte de mercato, sia venendo acquisite che essendo quotate. In questo gruppo l’età media dei fondatori dal momento della nascita dell’azienda sale a 46,7 anni.

Mentre i risultati indicano chiaramente che i fondatori di mezza età dominano le aziende a più alto indice di crescita, è anche vero che i 40enni sono sicuramente più inclini a intraprendere rispetto ai 20enni.

Per comprovare i propri risultati, i ricercatori hanno fatto un’altra valutazione estrapolando i cosiddetti “batting averages”, le medie di battuta degli imprenditori che risiedevano nell’olimpo dello 0,1% delle aziende con maggior crescita. I dati hanno mostrato che un imprenditore di 50 anni ha 1,8 volte le probabilità di guidare un’azienda di successo rispetto a uno di 30 e che un imprenditore di 20 anni ha le chance peggiori di tutti.

Perché gli imprenditori fanno un lavoro migliore con l’età?

I risultati stimolano una domanda di fondo: cos’è che fa degli imprenditori di mezza età una classe di successo? E’ una questione di leadership? Un network più forte di clienti e fornitori? O cos’altro?

Per quanto lo studio non possa dare risposte univoche su tutti i meccanismi che stanno dietro il successo imprenditoriale, offre però un’intuizione illuminante: gli imprenditori con almeno 3 anni di esperienza nel medesimo settore, quando fondano la propria attività hanno il doppio di probabilità che questa rientri nel famoso top 0,1% per indice di crescita. E questo inoltre contraddice l’idea che l’imprenditore debba venire da un altro settore… Un tema che Jones approfondirà in futuro.

Jones vuole anche risolvere un puzzle posto dalla ricerca: sebbene i senior fondino aziende più forti, i venture capitalists continuano ad investire di più in aziende di giovani imprenditori. Lo fanno perché i giovani tendono ad avere meno risorse finanziarie e quindi offrono maggiori potenzialità di peso specifico all’interno delle loro startup oppure credono davvero che gli imprenditori giovani siano migliori?

“Difficile a dirsi, può essere frutto di un ragionamento razionale o frutto di una convinzione erronea”, dice Jones, convinto che il mito dei ragazzi prodigio della  Silicon Valley abbia spinto molti giovani a sottovalutare i rischi che correvano e al contempo abbia precluso ai senior la possibilità di mettere in pratica le proprie idee. La sua speranza è che questo ed altri studi possano sfatare questo mito.

“A livello individuale, bisogna domandarsi “Voglio fare l’imprenditore adesso? A questo punto della mia vita? Questo è un punto fondamentale quando si valuta la possibilità di aprire una attività in proprio, a prescindere dall’età”.

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